Il ” Fantasma dei Boschi” avvistato a Civitella del Tronto.

Il ” Fantasma dei Boschi” avvistato nei pressi di Civitella del Tronto dove una fototrappola ha ripreso il passaggio di questo essere straordinario.

Tranquilli non stiamo parlando di un fantasma, ma del Gatto Selvatico, uno degli animali più schivi e sfuggenti che si conosca del quale non si riescono ancora con certezza a conoscere ne le abitudini ne la popolazione presente in Italia, e che per questo motivo è stato soprannominato dagli studiosi ” Fantasma dei Boschi”.

L’evento ha quindi di per se il carattere dell’eccezionalità sia per i motivi sopra citati che per il fatto che la sua presenza è indice di un ecosistema a livello boschivo veramente integro.

Ne abbiamo parlato con Andrea Sforzi direttore del Museo di Storia Naturale della Maremma.

Dott. Sforzi lei è…..


Zoologo, esperto di eco-etologia e conservazione dei vertebrati (principalmente mammiferi), Direttore del Museo di Storia Naturale della Maremma, ha un Dottorato in Biologia Evoluzionistica.
Ha al suo attivo numerose pubblicazioni su riviste internazionali. Ha cominciato a lavorare sui gatti selvatici nel 1987, quando è iniziata la sua collaborazione con Bernardino Ragni (il più grande esperto di gatti selvatici in Italia, venuto a mancare pochi anni fa).
In collaborazione con Ragni ha svolto un ampio lavoro sui gatti selvatici italiani, dal progetto di reintroduzione nel Parco regionale della Maremma agli studi di telemetria VHF e monitoraggio sul campo, collaborando a diversi articoli che trattano di biogeografia, uso dello spazio, genetica. Nel gennaio 2020, insieme ad alcuni ex collaboratori del Prof. Ragni e al Comune di Spoleto, ha organizzato un convegno nazionale sul gatto selvatico nella città natale del professore, Spoleto, a cui hanno partecipato ricercatori provenienti da diverse parti del paese. I contributi verranno pubblicati in un numero speciale della rivista scientifica del  museo.

Ecco il Video

Le va quindi di parlarci della presenza del ” Fantasma dei Boschi” in Abruzzo?


L’Abruzzo si colloca al centro del sub-areale appenninico del gatto selvatico, che si estende dalla Calabria all’Appennino Tosco-Emiliano, includendo anche aree più costiere, come in Maremma . Altre sub popolazioni del gatto selvatico europeo in Italia sono quella siciliana, quella del Nord-Est, al confine con la Slovenia e una piccola popolazione storica confinata nell’appennino ligure di ponente. Una sub-popolazione isolata è presente sul Gargano, mentre in Sardegna è presente il gatto selvatico africano. Il gatto selvatico, come gran parte dei Felidi, è una specie elusiva, con densità di popolazione piuttosto basse. Queste due caratteristiche rendono molto difficile la sua osservazione in natura. Nei rari casi in cui questo avviene, gli incontri sono di norma fugaci e fortunosi.
Non è mai semplice arrivare a determinare con certezza un gatto selvatico. A complicare il quadro, il gatto selvatico europeo (Felis silvestris silvestris) e il comune gatto domestico (Felis silvestris catus) appartengono alla stessa specie. Sono, quindi, interfecondi, dando luogo a prole fertile. In natura di norma sussistono barriere ecologiche e comportamentali che limitano l’insorgenza di incroci, ma in molti contesti, soprattutto in aree antropizzate vicine a popolazioni di silvestris o nelle zone di nuova colonizzazione, possono avvenire accoppiamenti tra membri delle due sottospecie, con conseguente introgressione di geni domestici nel patrimonio genetico selvatico. L’unico metodo utilizzabile sul campo per una prima identificazione è il modello disegno-colore.

Gatto selvatico


È possibile distinguere un colore di fondo con varie tonalità, un disegno nero-brillante o bruno-nero (disegno permanente) ed un disegno meno intenso (disegno evanescente). Il disegno permanente è caratteristico delle regioni: occipito-cervicale, scapolare, dorsale, caudale; quello evanescente della regione laterale.
Il primo è rappresentato da quattro strie longitudinali che decorrono lungo tutta la regione occipito-cervicale (con una quinta stria mediana, presente in alcuni individui); due strie parallele e longitudinali, possibilmente connesse con le due occipito-cervicali esterne (con una eventuale terza stria intermedia), attraversano la regione scapolare; una stria longitudinale ben evidente raggiunge dalle bande scapolari la radice della coda (senza superarla) lungo la  regione dorsale; la regione caudale è caratterizzata da assenza di stria dorsale, apice nero-brillante e presenza di anelli in numero variabile.
Il riconoscimento si considera certo se tali caratteri sono presenti contemporaneamente.
Altri caratteri distintivi, ma non diagnostici sono: rinario delimitato superiormente da uno stretto margine bruno-nero; padiglioni auricolari di colore fulvo-bruno uniforme e con apici sono privi di ciuffi di peli; gola con un’areola bianca formata da pochi peli o da una macchia ben evidente; cuscinetti plantari, digitali e callosità metacarpale di colore bruno-nero.

E’ vero che la presenza del Gatto Selvatico è  indicatore di un ecosistema integro?


Il gatto selvatico è un predatore specializzato. Pur mostrando, nei vari paesi europei, una predilezione spiccata per una categoria-preda, questa non è invariabilmente la stessa, ma varia con le caratteristiche ambientali delle diverse aree. Ne è un esempio il coniglio selvatico, preda elettiva in Scozia. La stessa predilezione per i Roditori, ovvero la categoria più predata nella maggior parte dei paesi, non si esprime in modo rigido: in certi luoghi prevale la predazione sui topi e ratti, altrove sulle arvicole; in alcuni contesti mediterranei si rivolge anche a rettili e uccelli. La sua presenza è quindi possibile dove le popolazioni di specie preda sono diffuse e abbondanti e dove le estensioni boschive sono sufficientemente ampie da consentire la presenza di più esemplari. Il gatto selvatico è un animale territoriale. Nell’Italia peninsulare l’home range, o spazio vitale, di un maschio adulto occupa un’area compresa tra 600  e 3000 ettari, quello di una femmina va da 550 a 1000 ettari. La vegetazione forestale è una delle componenti principali dell’habitat del gatto selvatico. Le aree boscate in cui le popolazioni raggiungono densità ottimali sono il querceto, il querceto-faggeto ed il faggeto. Tutte queste caratteristiche descrivono in effetti aree caratterizzate da bassa densità abitativa e ridotta frammentazione ambientale, fattori che descrivono ecosistemi integri e ben conservati.

Gatto selvatico

E’ un animale a rischio di estinzione e se si come proteggerlo?


Il gatto selvatico europeo non è una specie in estinzione ed in alcune aree del nostro paese e d’Europa negli ultimi anni si trova in una condizione favorevole che ne ha consentito l’espansione. Tuttavia le minacce dirette e indirette sono molte e la specie, come tutti i carnivori (ad eccezione della volpe) e tutti i rapaci, è considerata particolarmente protetta per la legge italiana. Una delle problematiche maggiori è data dal gatto domestico, che – in aree marginali di potenziale contato con le popolazioni selvatiche – può costituire un pericolo, sia dal punto di vista dell’integrità genetica, sia della trasmissione di patologie in grado di influire in modo pesante sulla sopravvivenza del gatto selvatico.

Considerazioni Personali ?

Mi preme sottolineare che da poco abbiamo attivato un sito web dedicato al gatto selvatico (www.gattoselvatico.it) il quale, oltre a dare informazioni generali sulla specie, ha la particolarità di includere la mappa della specie presente nel Network Nazionale della Biodiversità, gestito da ISPRA per conto di Minambiente. Le persone che volessero collaborare inviando le proprie osservazioni (corredate da immagini o video) possono farlo per mezzo di un semplice modulo on-line. Le informazioni, una volta validate da esperti, andranno ad arricchire la mappa nazionale del gatto selvatico, che così sarà aggiornata in tempo reale.

E siamo lieti di comunicarvi che anche la vostra segnalazione, giudicata veritiera, è stata inserita nella mappa.

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